quinta-feira, 13 de novembro de 2014

Biggeri (B. Etica) alla Camera: distinguere tra istituti «Basilea frena chi investe nel sociale» E’ stato ribadito senza mezzi termini. Per di più in una sede istituzionale. «Gli accordi di Basilea II e Basilea III penalizzano fortemente le banche che finanziano imprese sociali e realtà del terzo settore, imponendo livelli molto elevati di assorbimento patrimoniale». Lo ha detto non una persona qualunque ma il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri, nel corso di un’audizione alla Camera in commissione Affari sociali nel quadro della riforma del terzo settore. In realtà non è la prima volta che Biggeri insiste su questa tematica fondamentale per lo sviluppo della finanza etica. Già nel 2012 (vedere articolo Banca Etica attacca Basilea 3) in un’occasione analoga aveva sostenuto che «il modello della “taglia unica” proposto da Basilea 3 è inappropriato per le banche etiche e per gli istituti di dimensioni medio-piccoli che operano a livello locale». Il numero uno dell’istituto finanziario totalmente orientato dalla finanza etica ha sollecitato la correzione delle norme internazionali che penalizzano “chi investe sul sociale”: «Abbiano dimostrato chiaramente – fa rilevare – che gli enti non profit sono più affidabili nella restituzione dei crediti, con tassi di sofferenza inferiori alla media del sistema». «Le norme sulle banche, dovrebbero distinguere tra diverse tipologie di istituti di credito». Biggeri ricorda: «oggi si applicano le stesse regole alle grandi banche d’affari speculative e a quelle piccole, eticamente orientate, cooperative, mutualistiche, con forte base territoriale». Queste ultime, osserva, «hanno continuato a sostenere l’economia reale, le pmi, esercitando un’importante funzione anticiclica e non possono essere gravate dagli stessi costosi adempimenti normativi imposti alle grandi banche d’affari che hanno dato origine alla crisi». Quanto al Ddl riforma del terzo settore, Banca Etica segnala che nel testo è scomparso ogni riferimento alla finanza etica e sollecita una «coraggiosa definizione di cosa si intende per finanza etica. Biggeri segnala, tra l’altro, che «l’esigenza di ricreare un clima di fiducia nei confronti della finanza, percepita come fattore scatenante della crisi, ha portato alla proliferazione di prodotti finanziari che si auto-definiscono “etici”. Banca Etica auspica infine «una semplificazione burocratica per tutti gli strumenti innovativi, come il crowdfunding, i mini-bond, la capitalizzazione, che facilitano gli investimenti diretti dei cittadini e delle organizzazioni a favore di realtà ad alto impatto sociale». Tag:Banca Etica, Basilea, Basilea 2, basilea 3, Basilea II, Basilea III, ugo biggeri Categorie: Buona finanza Condividi: Condividi su facebook Tweet this! Digg This! Bookmark on Delicious Invia ad un amico Stampa Articoli Correlati RisparmioSriL’engagement in Italia? Piccolo ma tosto agenda_uno_okCorporation e teoria degli stakeholder GOOD_NEWS_okBanca Etica esportata in Spagna agenda_uno_okE’ il momento dei beni comuni

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