quinta-feira, 13 de novembro de 2014
Festival di Internazionale: il futuro è solo "wiki"
L’ora X del giornalismo finanziario
Come un vecchio che si guarda allo specchio, e ha la bruciante sensazione di non riconoscersi più. Questo è il giornalismo finanziario, cinque anni dopo la crisi. Dall’era del “salviamo le banche troppo grandi per fallire” a “la Grecia è fallita per colpa dei suoi cittadini” i media hanno dato un’informazione distorta, scaraventando sui “non addetti ai lavori” termini come “spread”, “debito pubblico”, senza nemmeno spiegare cosa fossero, ma dicendogli cosa era giusto o sbagliato. Questo è lo stato dell’arte che è emerso nel convegno “Le relazioni pericolose – stampa e finanza in tempo di crisi” tenutosi durante il Festival di Internazionale a Ferrara. Un evento organizzato dalla stessa rivista insieme a Banca Etica e Arci, che ha visto parlare personaggi “fuori dal coro”, nel tentativo di capire quanti errori i media hanno commesso durante la crisi e come ripartire perché, per la prima volta dopo il 2008, questa è veramente l’ora X del giornalismo finanziario.
QUANDO TUTTO COMINCIÒ
Forse ora che si vede una lucina in fondo al tunnel della crisi, c’è il tempo di guardare indietro e capire chi ha sbagliato. Un colpevole c’è. Ne parla Ugo Biggeri presidente di Banca Etica quando, introducendo il convegno, sottolinea la necessità di «smettere di essere analfabeti finanziari». Ecco, la genesi del problema è tutta lì. Nel momento in cui, per dirla con le parole del moderatore Mauro Meggiolaro blogger de Il Fatto Quotidiano, «termini come asset-backed security avevano lo stesso effetto di un sonnifero». Dal fallimento della Lehman Brothers piovono parole nuove che non essendo di facile comprensione, istintivamente portano il cittadino medio a ignorarle, dando per scontato che ciò che dicono i media e la televisione sia vero. Nelle due sponde dell’Atlantico salotti televisivi e giornali, nel tentativo di spiegare la crisi, danno sempre più voce a banchieri e gestori di fondi che naturalmente raccontano la loro versione della storia. Come quella rivelata a Ferrara dal freelance greco Kostas Kallergis per cui «la situazione di Atene è da attribuire solo ai greci. In questo modo i cittadini accettano qualsiasi misura punitiva. Ma non si è mai spiegato il ruolo di Goldman Sachs e i suoi rapporti con il governo». Perché? Come citano due studi delle università di Glasgow e Cardiff, nel raccontare la crisi «le fonti provenienti dalla City di Londra hanno dominato la copertura mediatica». Il paradosso: coloro che vengono additati come i responsabili sono gli stessi che tentano di spiegare ciò che hanno provocato.
GIGANTESCA OPERAZIONE DI MARKETING
E si arriva ai giorni nostri. Ci si scorda che la fase due della crisi, quella attuale, è conseguenza dei mutui subprime. Andrea Baranes presidente di Fondazione culturale responsabilità etica, cita nel convegno la frase del sociologo Luciano Gallino, il quale ritiene che con questa “perdita di memoria” la finanza ha realizzato la più gigantesca operazione di marketing della storia. Così si dà per assodato, continua Baranes, «che l’obiettivo di un governo è controllare lo spread, non più il benessere dei cittadini». Altro esempio: «Ci viene detto di evitare un rapporto deficit/Pil del 3.1%, ma vorrei capire perché questa cifra è un male. Allo stesso modo, nell’immaginario collettivo più il debito pubblico è alto, più la situazione peggiora». Ma un punto è ben chiaro nel convegno di Ferrara: nessuno nega il ruolo fondamentale che la finanza ha nel governare il mondo. Ciò che si vuol fare è contenuto nelle parole di Biggeri quando afferma che «occorre cambiare la relazione tra giornalismo e temi finanziari». Una prospettiva che vede il giornalista di Report Paolo Mondani pessimista perché «dal 2007-2008 ci si aspettava un salto di qualità da parte dei media. Questo non è accaduto. A dispetto delle eccezioni, la situazione non è cambiata. Sia nella politica che nei giornali lo strangolamento della finanza si fa sentire».
UNA VIA D’USCITA
Forse per un attimo bisogna lasciar da parte il Mondani-pensiero e cercare con ottimismo un futuro migliore per il giornalismo finanziario. Un incipit lo dà Micah White tra i fondatori di Occupy Wall Street affermando che «non sempre gli esperti hanno la soluzione giusta, magari la gente normale può dare consigli positivi». Una sorta di consultazione allargata magari con il rischio di inceppare ancor di più un sistema comunicativo difettoso? L’interrogativo rimane e porta inevitabilmente a considerare la seconda opzione, ventilata da Baranes: guardare con favore il moltiplicarsi di blog, siti e luoghi di contro-informazione che provano a disegnare un diverso vocabolario comprensibile a tutti, e che parlano della finanza dicendo ciò che realmente accade. Il tema è spinoso e porta a un tema più volta richiamato da ETicaNews: l’approccio di wikigiornalismo, ossia informazione condivisa. Una cosa è certa: il giornalismo finanziario come lo conosciamo oggi, tra qualche anno non ci sarà più. O il suo destino lo porterà sempre più ad essere contaminato da interessi contrari alla libertà d’informazione oppure si sbilancerà verso la wikicomunicazione. Da Ferrara è partito il monito: confrontiamoci, questa è l’ora X del giornalismo finanziario.
Paolo Ballanti
Tag:Andrea Baranes, arci, Banca Etica, Ferrara, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, giornalismo, Goldman Sachs, il Fatto quotidiano, Internazionale, Kostas Kallergis, Lehman Brothers, Luciano Gallino, Mauro Meggiolaro, Micah White, Occupy Wall Street, Paolo Mondani, report, ugo biggeri
Categorie: ETmedia
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